Ne é passato di tempo...
Iniziai la mia pratica giornalistica per caso. Una mattina incontrando mio padre per salutarlo, passeggiando, ci siamo imbattuti nei pressi del portone di una tele locale. Lui scherzando disse "Vorrei proprio vedere se hai il coraggio di salire e chiedere per la pratica giornalistica!". Ed io "Come? Credi che non ne abbia il coraggio? Aspettami un po'!". Salii e mentre lui aspettava giù, mi presentai al direttore di allora. Non ricordo di preciso cosa gli dissi, ma notando fin da subito che era una persona molto seria e distinta, riuscii in meno di 5 minuti ad avere un mio programma di interviste a degli artisti di un'associazione locale. Forse volle mettermi alla prova; ricordo che gli brillavano gli occhi e con un atteggiamento paterno mi diede un appuntamento già per registrare una prima puntata in cui mi presentava. Allora e si tratta di ben 10 anni fa, ero molto motivata ed anche se non mi aveva mai vista e non sapeva nulla di me, si realizzò quello in cui credo ancora fermamente, cioè che "la migliore raccomandazione é in se stessi" ed io non avevo allora come oggi proprio nessuna! Scesi giù le scale in un baleno! Una signora si soffermó nel guardarmi...il mio sorriso era troppo grande. "Allora" dissi a mio padre: "Tra poco si va in onda!". Ed iniziai un mio programma di interviste, il "Salotto dell'arte". Il direttore mi diede carta bianca, dicendomi solo di rispettare i limiti di tempo e di registrare le puntate in sede. Ma io ho ed avevo una testa calda. Non lo incontrai più proprio perché mi aveva dato la massima fiducia ed era uno di quegli uomini rari da trovare, uno di quelli che rispettano le donne e da subito avevo capito quanta serietà avesse. Mi aveva trattata come un collega uomo, non dando nessuna importanza al mio aspetto. Insomma un tipo che guardava dritto negli occhi e puntava all'essere e non all'apparire. Purtroppo gli artisti che dovevo intervistare non erano tutti propensi a recarsi nella sede televisiva. Per alcuni, in primis per gli scrittori, non incontrai nessuna difficoltà. Invece c'erano gli scultori di opere che sarebbe stato impossibile trasportare o pittori di quadri molto grandi. A distanza di tempo, ripensandoci, avrei dovuto farli presentare con una loro piccola creazione e farmi portare delle foto di quelle più grosse. Invece no. Pensai di portarmi il teleoperatore a destra e manca per intervistarli...in sotterranei, scantinati, garage, tutti i posti in cui creavano. Ricordo ancora l'odore delle tempere o di alcune tele o dell'argilla...Il mio programma era seguito perché cercavo di essere sempre originale e diversa. Forse ero anche comica. Certo che un sorriso riuscivo a strapparlo e l'attenzione non mancava. Però non capivo che così stavo anche facendo tanta pubblicità, troppa, allontanandomi dallo scopo che il direttore voleva perseguire. Nel frattempo il teleoperatore mi dava la possibilità di cimentarmi in altre interviste e feci diverse presentazioni di libri, concerti... Una volta una mia vicina "Sapessi ho visto una tua sosia in TV! Madonna come ti somigliava! Di certo non eri tu! Stavi stendendo i panni, mentre lei era alla tele che faceva interviste per strada. Tu sei così riservata poi, figuriamoci! Ma ti somigliava!" ed io "Guarda un po'! Allora è proprio vero che abbiamo i sosia!".
Intanto una mattina mio padre mi chiamó e disse "Chissà perché accendo la tele e mi sembra di sentire sempre la tua voce! Pare un incubo. Va bene il programma che hai, ora pure durante la pubblicità!". Ed infatti avevo interpretato vari spot e di questo sono grata ancora oggi al tele operatore perché é un'esperienza insolita..."Uno due tre vai!" mi faceva cenno. E poverino già sopportava le mie idee strambe con cui mi veniva di iniziare alcune puntate e lui doveva sempre poi incollare l'insolita ripresa. Una volta dato che si trattava di uno scrittore filosofico..."Dobbiamo andare sul punto più alto dove si vede la città! Così potremo dimostrare il cambio della visione! Solo mutando la prospettiva si può capire la differenza! " e andammo sotto la pioggia sul terrazzo del palazzo più alto. Lui non sapeva se tenere l'ombrello o la telecamera...io con il naso sotto la pioggia..molto Mary Poppins...e ancora immaginate questa scena..Mi faccio riprendere mentre percorro il corridoio alla tele che era stretto e lungo e mentre apro la porta dico in modo molto gioioso "Guardate chi abbiamo?". Ma paft! Apro la porta e appaiono due intervistati talmente seriosi che sembravano due vittime da torturare! Il teleoperatore poi mi chiese come mai perché uno dei due era giovane ed era un tipo allegro e l'altro gioviale. Ed io: "E va bene! Lo ammetto! Sembravano tanto sicuri di sé, ma dato che non erano mai stati intervistati presso una tele, ho detto loro che dietro la telecamera dovevano immaginarsi ci fosse un mostro! Lo spettro guardingo dei telespettatori!" e si erano inibiti...Girai circa 20 puntate e gli artisti erano quasi terminati. E un giorno mi chiamò. Il direttore mi disse "Insomma ti sei portato il tele operatore a destra e sinistra con il rischio dell'attrezzatura! Non potevi girare in sede le puntate?" ed io gli spiegai la difficoltà di alcuni intervistati. E lui "Si però ora basta con questo programma. Devi occuparti delle notizie locali per il telegiornale" che però allora era condotto da un altro. "E quei pochi artisti rimasti?" pensai, "Che figura ci farò?". In quell'istante mi sentii crollare il mondo addosso. Dopotutto si trattava di una pratica iniziata gratuitamente e non riuscivo a percepire né un futuro né qualcosa di concreto. Contemporaneamente frequentavo uno studio legale dove ho conseguito l'altra mia pratica e capii che era meglio se mi dedicassi con più cura a qualcosa che forse in futuro mi avrebbe premiata. "Va bene, allora mi dedicheró solo alla mia professione legale!" dissi al direttore. Gli risposi con tale impeto che questi mostrò uno sguardo severo, deluso e contrariato. Sono sicura che in fondo mi stimasse. "D'accordo" esclamò, "ti auguro allora di avere tutto il successo che meriti!". Mi strinse la mano con fermezza. Sembravamo due uomini d'onore, ma il mio animo era a pezzi. Mi fece strada e percorremmo il lungo corridoio. Accese tutte le luci e ce n'erano tante, su diverse pareti. Mentre mi faceva cenno di precederlo, mi accompagnò alla porta. Scesi le scale in fretta e furia proprio come quella mattina in cui arrivai, ma giù non c'era mio padre, non c'era la signora che mi guardava. E non c'era più nemmeno il mio sorriso. Pioveva a dirotto. Il portone mi si richiuse quasi addosso. La pioggia colpiva la punta del mio naso come quella mattina che salii sul palazzo più alto della città. La visione però non era dall'alto. Ero in basso. In un meandro. Le lacrime si confondevano con la pioggia. Guidai senza neppure riuscire a vedere la strada. I fari mi abbagliavano e scintillavano nel profondo dell'animo, come le luci che erano state accese percorrendo la mia uscita.
E mi dedicai alla pratica legale. Il mio avvocato oltre che essere il padre di miei due amici di infanzia, era un uomo nobile, degno di ogni stima. "Perché hai quel velo?" mi chiese. "Quale velo?". "Il velo della tristezza negli occhi". "Niente. Mi passerà".
Nel frattempo trovai anche un lavoro part-time che mi aiutò a non ricordare i sacrifici inutili. E passai ad un giornale cartaceo incominciando ex novo la mia pratica. Purtroppo la testata che forse non nutriva simpatia nei confronti di quella televisiva, aggiunse una frase poco garbata nei confronti di questa sotto un mio primo articolo. Mi sentii usata, ma vigliaccamente provai a continuare, anche se avevo capito fin da subito che ero diametralmente opposta all'ideologia perseguita dal giornale. Infatti lasciai. Ormai non ci credevo proprio più. Ma un giorno, parlando di questo con un mio carissimo amico di scuola, ottenni un aiuto. "Perché devi arrenderti? Tu che in italiano scrivevi sempre bene? Mia sorella é il direttore di un giornale di solo donne. Le parlerò di te". Ero demotivata, però visitando la redazione capii che si trattava di persone davvero molto in gamba. Bisognava rispettare i tempi, il numero dei caratteri e l'indirizzo del giornale. Trovai tanta professionalità. La sorella del mio amico poi era una tipa tosta come si dice. "Non credi che il titolo suoni meglio così?". Mi dava sempre tante dritte su come stilare un articolo e a volte mi offendevo per le correzioni. Eppure a distanza di tempo i consigli che mi sembravano eccessivi, sono risultati perle. Terminai così la mia pratica, ma non continuai a scrivere presso quella redazione soprattutto perché distante dal luogo in cui abito. Intanto per la crisi che ha colpito molti settori, cessai anche il mio part-time e conclusa la pratica legale non ho voluto proseguire su questa strada che pure oggi non é fruttuosa. Sono così approdata sul web. Spesso penso che se internet si fosse diffuso come oggi ai tempi della mia prima pratica giornalistica, sarebbe stato diverso. Certo é che tutti prima o poi possiamo prenderci delle rivincite. E allora ho creato il mio canale YouTube, le mie interviste, i miei blog, tutto da sola. Ma non voglio stavolta che la pioggia mi bagni. Voglio danzare sotto la pioggia e con il sorriso, insieme a chi come me crede ancora nei sogni...
Elly
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